domenica 20 ottobre 2019

A che serve una scuola che funziona.

Alziamo la guardia, per una scuola efficiente anche in Penisola.

Fino a che punto possiamo essere manipolati? Immaginiamo di voler usare il nostro profilo facebook per una campagna politica a favore di un candidato: cosa pubblicheremo? Post che creano un clima di cinismo diffuso, in modo che le persone siano attratte dal nostro candidato che parla di disillusione, che incolpa gli altri di tutto, che propone ricette semplici, comprensibili subito, spendibili da chiunque. Perché accade questo? Perché stiamo vivendo l'era in cui i nostri cervelli saltano da un'idea all'altra, rimandando ad un altro momento l'approfondimento delle domande dettagliate. Ci limitiamo a guardare online a grande velocità, il che ci abitua ad essere solamente reattivi. Ecco perché su internet c'è tanto odio: perché odiare non richiede profondità di pensiero, a differenza dell'amore.Di solito a questo, che può sembrare un discorso retorico, si risponde in due maniere: ridendo o spostando il discorso sulla scuola che non funziona.
Io insegno a studenti americani e più volte mi è capitato di girare ai loro coetanei italiani le domande che quelli pongono a me. Faccio un esempio: quando sono febbricitanti mi chiedono se in farmacia possono comprare liberamente il paracetamolo. Giro la domanda ad un ragazzo italiano e la risposta più bella che ho ottenuto è stata questa: "con l'inglese non me la cavo bene". Oppure al "dove posso trovare un Atm?", mi è stato detto "alla stazione, è il pullman giallo". Cose che fanno ridere durante l'aperitivo ma meno quando si vuole capire che sta succedendo. In fondo quei miei ragazzi non sanno di più rispetto ai nostri, ma sanno meglio quelle informazioni che permette loro di spostarsi in giro per il mondo senza necessariamente andare in ansia per una Tachipirina. E questo dovrebbe bastare a convincere i nostri ragazzi a viaggiare per conoscere (letteralmente).
Andiamo però avanti nel discorso. Tutti si lamentano della scuola pubblica benché la politica pensi sempre e solo al posto degli insegnanti e mai all'interesse degli studenti. Che vorrebbe uno studente? Quello bravo vorrebbe avere la possibilità di sapere di più e meglio; quello ciuccio vorrebbe avere più presto possibile il diploma. La scuola (che per decreto non boccia) alla fine sforna uno studente bravo col diploma e contemporaneamente uno ciuccio col diploma, venendo di fatto meno a qualsiasi logica di meritocrazia. Mi si accuserà di snobismo, ma a questo rispondo che oggi c'è internet laddove ieri c'era la televisione con il prof. Manzi. Qualcuno mi dirà che tutti i ragazzi devono avere le stesse possibilità, io rispondo che questo è il motivo per cui quel ragazzo bravo con il diploma sarà costretto a pagarsi un master dopo la laurea se vuole competere col ciuccio che ha ottenuto il pezzo di carta. Aumentate il numero dei ciucci e otterrete la più diffusa delle giustificazioni: vanno avanti solo i raccomandati. Vi dico una cosa che chi viaggia può vedere coi propri occhi: ci sono un sacco di indiani che vengono dalla miseria più nera ma che sono arrivati nei posti più alti della ricerca e del business. Vi sfido a spiegare loro il significato di 'raccomandazione'. Di contro sulle pagine del Mattino di oggi leggo: il 7% dei diplomati italiani ha una preparazione da terza media. Il dato è in linea con la classifica stilata dall'Ocse l'anno scorso, in cui l'Italia è al secondo posto, preceduta solo dalla Turchia, per analfabetismo funzionale: il 28% dei nostri connazionali non sa elaborare ed utilizzare le informazioni che legge. In pratica il 28% degli Italiani non comprende le informazioni di un foglio illustrativo di un medicinale. La società inglese Ipsos-Mori ha per 4 anni esaminato il divario tra ciò che percepiamo e la realtà dei fatti: l'Italia è risultata essere al primo posto della classifica dei Paesi più ignoranti d'Europa. Insomma, abbiamo una percezione completamente distorta di quello che ci circonda, ovvero la nostra percezione del mondo è viziata e carente. Dunque siamo manipolabili. L'Università Suor Orsola di Napoli ha dettagliato i dati: 4 italiani su 5 non riescono a riconoscere un profilo falso su Facebook; 3 su 5 quando si trovano di fronte ad una notizia non riescono a capire se è vera o falsa.
Allora mi chiedo: è colpa dello smartphone o è la scuola che non funziona più?Ho girato la domanda a Jean Twenge, professoressa all'Università di San Diego. Lei sostiene che i ragazzi dell'attuale generazione hanno risultati peggiori rispetto ai loro coetanei dei primi anni '90 perché non sanno più leggere testi lunghi e complessi, che richiedono tempo e concentrazione. Aggiunge che questo è un problema perché la democrazia ha bisogno di cittadini che sappiano leggere più di qualche frase, soprattutto nella società di oggi, che è sempre più complessa.Per concludere: la nostra politica e la nostra scuola stanno premiando una società di comodo, in cui le risposte sono a portata di mano e in cui si reputa un incredibile vantaggio avere a disposizione terabit di informazioni. Quando arriveremo al punto in cui quello che stiamo perdendo supererà quello che stiamo guadagnando?