Alziamo
la guardia, per una scuola efficiente anche in Penisola.
Fino
a che punto possiamo essere manipolati? Immaginiamo di voler usare il
nostro profilo facebook per una campagna politica a favore di un
candidato: cosa pubblicheremo? Post che creano un clima di cinismo
diffuso, in modo che le persone siano attratte dal nostro candidato
che parla di disillusione, che incolpa gli altri di tutto, che
propone ricette semplici, comprensibili subito, spendibili da
chiunque. Perché accade questo? Perché stiamo vivendo l'era in cui
i nostri cervelli saltano da un'idea all'altra, rimandando ad un
altro momento l'approfondimento delle domande dettagliate. Ci
limitiamo a guardare online a grande velocità, il che ci abitua ad
essere solamente reattivi. Ecco perché su internet c'è tanto odio:
perché odiare non richiede profondità di pensiero, a differenza
dell'amore.Di solito a questo, che può sembrare un discorso
retorico, si risponde in due maniere: ridendo o spostando il discorso
sulla scuola che non funziona.
Io insegno a studenti americani e
più volte mi è capitato di girare ai loro coetanei italiani le
domande che quelli pongono a me. Faccio un esempio: quando sono
febbricitanti mi chiedono se in farmacia possono comprare liberamente
il paracetamolo. Giro la domanda ad un ragazzo italiano e la risposta
più bella che ho ottenuto è stata questa: "con l'inglese non
me la cavo bene". Oppure al "dove posso trovare un Atm?",
mi è stato detto "alla stazione, è il pullman giallo".
Cose che fanno ridere durante l'aperitivo ma meno quando si vuole
capire che sta succedendo. In fondo quei miei ragazzi non sanno di
più rispetto ai nostri, ma sanno meglio quelle informazioni che
permette loro di spostarsi in giro per il mondo senza necessariamente
andare in ansia per una Tachipirina. E questo dovrebbe bastare a
convincere i nostri ragazzi a viaggiare per conoscere
(letteralmente).
Andiamo però avanti nel discorso. Tutti si
lamentano della scuola pubblica benché la politica pensi sempre e
solo al posto degli insegnanti e mai all'interesse degli studenti.
Che vorrebbe uno studente? Quello bravo vorrebbe avere la possibilità
di sapere di più e meglio; quello ciuccio vorrebbe avere più presto
possibile il diploma. La scuola (che per decreto non boccia) alla
fine sforna uno studente bravo col diploma e contemporaneamente uno
ciuccio col diploma, venendo di fatto meno a qualsiasi logica di
meritocrazia. Mi si accuserà di snobismo, ma a questo rispondo che
oggi c'è internet laddove ieri c'era la televisione con il prof.
Manzi. Qualcuno mi dirà che tutti i ragazzi devono avere le stesse
possibilità, io rispondo che questo è il motivo per cui quel
ragazzo bravo con il diploma sarà costretto a pagarsi un master dopo
la laurea se vuole competere col ciuccio che ha ottenuto il pezzo di
carta. Aumentate il numero dei ciucci e otterrete la più diffusa
delle giustificazioni: vanno avanti solo i raccomandati. Vi dico una
cosa che chi viaggia può vedere coi propri occhi: ci sono un sacco
di indiani che vengono dalla miseria più nera ma che sono arrivati
nei posti più alti della ricerca e del business. Vi sfido a spiegare
loro il significato di 'raccomandazione'. Di contro sulle pagine del
Mattino di oggi leggo: il 7% dei diplomati italiani ha una
preparazione da terza media. Il dato è in linea con la classifica
stilata dall'Ocse l'anno scorso, in cui l'Italia è al secondo posto,
preceduta solo dalla Turchia, per analfabetismo funzionale: il 28%
dei nostri connazionali non sa elaborare ed utilizzare le
informazioni che legge. In pratica il 28% degli Italiani non
comprende le informazioni di un foglio illustrativo di un medicinale.
La società inglese Ipsos-Mori ha per 4 anni esaminato il divario tra
ciò che percepiamo e la realtà dei fatti: l'Italia è risultata
essere al primo posto della classifica dei Paesi più ignoranti
d'Europa. Insomma, abbiamo una percezione completamente distorta di
quello che ci circonda, ovvero la nostra percezione del mondo è
viziata e carente. Dunque siamo manipolabili. L'Università Suor
Orsola di Napoli ha dettagliato i dati: 4 italiani su 5 non riescono
a riconoscere un profilo falso su Facebook; 3 su 5 quando si trovano
di fronte ad una notizia non riescono a capire se è vera o
falsa.
Allora mi chiedo: è colpa dello smartphone o è la scuola
che non funziona più?Ho girato la domanda a Jean Twenge,
professoressa all'Università di San Diego. Lei sostiene che i
ragazzi dell'attuale generazione hanno risultati peggiori rispetto ai
loro coetanei dei primi anni '90 perché non sanno più leggere testi
lunghi e complessi, che richiedono tempo e concentrazione. Aggiunge
che questo è un problema perché la democrazia ha bisogno di
cittadini che sappiano leggere più di qualche frase, soprattutto
nella società di oggi, che è sempre più complessa.Per
concludere: la nostra politica e la nostra scuola stanno premiando
una società di comodo, in cui le risposte sono a portata di mano e
in cui si reputa un incredibile vantaggio avere a disposizione
terabit di informazioni. Quando arriveremo al punto in cui quello che
stiamo perdendo supererà quello che stiamo guadagnando?