domenica 17 novembre 2019

N.74 - UOMO

U.mano


Erasmo da Rotterdam diceva che mentre i leoni non si fanno la guerra, l’uomo è per un altro uomo la più pericolosa delle bestie. A sentire i telegiornali, non possiamo non essere d’accordo con il filosofo olandese. Per quanto il tedesco Kant si sia impegnato a spiegare che l’unica morale razionale è quella di non trattare mai un altro uomo come mezzo bensì come fine (espressione che si può pure tradurre come una specie di ‘devi comportarti sempre per aiutare il prossimo’) la cronaca giornaliera porta a chiederci se alla fine non abbia ragione il napoletano Giambattista Vico: l’uomo è quell’essere che prima si preoccupa di ciò che è necessario, poi dell’utile, poi del comodo, poi si preoccupa del piacere, poi del lusso e alla fine impazzisce. Che vuol dire essere uomo? Basta avere “l’ingombro del fallo” (come diceva Freud) o si diventa ‘uomini’ attraverso le scelte quotidiane di vita? E in base a cosa scegliamo? Faccio un esempio chiedendo a te, lettore, di dare una risposta. "Un vagone ferroviario fuori controllo si sta dirigendo contro cinque persone che verranno uccise se continua a procedere nell'attuale direzione. L'unico modo per salvarle è premere un interruttore che devierà il vagone verso un altro binario dove ucciderà una invece che cinque persone. È appropriato per te deviare il vagone per salvare cinque persone a spese di una?" Se hai risposto ‘sì’, hai espresso un giudizio utilitaristico (fare il bene per il maggior numero di persone), se hai risposto ‘no’, hai espresso un giudizio deontologico (la morale non dipende dal risultato, ma dal ‘come’). Ti chiedo ora: prova a sostituire nell’esempio di sopra la parola ‘persone’ con ‘animali’ e dimmi se la tua risposta cambia. Se sì, allora tu consideri l’uomo un essere superiore all’animale. L’idea viene dalla radice giudaico-cristiana della creazione dell’uomo a immagine e somiglianza di Dio; di contro la tradizione greca considerava l’uomo un essere iscritto nella natura. Omero usa la parola ‘brotoi’ (che significa ‘destinati alla morte’) per dire di quell’essere che sa che deve morire. Nell’antica Roma, quando un generale rientrava vittorioso da una battaglia, c’era uno che gli sussurrava nell’orecchio ‘ricordati che sei uomo’: la genialità di Troisi mette insieme le due cose nel famoso ‘ricordati che devi morire!’. A differenza degli altri animali l’uomo pensa alla morte, ne è terrorizzato – dice Leopardi – e in quanto terrorizzato non gli resta che sperare disperatamente nel cielo, cercando di essere sulla terra “l’un l’altro amici”. Nessuna metafisica, la natura è matrigna, la morte è dietro l’angolo: dobbiamo essere amici. Ecco, chiuderei così quest’articolo, con l’immagine della mano. Che per Anassagora è la ragione dell’intelligenza dell’uomo, per la morale è un ‘dare aiuto’; per l’amore, la promessa di un cammino insieme.

L'uomo è capace di umanità, lo voglia o no.
Th. Merton