Erasmo
da Rotterdam diceva che mentre i leoni non si fanno la guerra, l’uomo
è per un altro uomo la più pericolosa delle bestie. A sentire i
telegiornali, non possiamo non essere d’accordo con il filosofo
olandese. Per quanto il tedesco Kant si sia impegnato a spiegare che
l’unica morale razionale è quella di non trattare mai un altro
uomo come mezzo bensì come fine (espressione che si può pure
tradurre come una specie di ‘devi comportarti sempre per aiutare il
prossimo’) la cronaca giornaliera porta a chiederci se alla fine
non abbia ragione il napoletano Giambattista Vico: l’uomo è
quell’essere che prima si preoccupa di ciò che è necessario, poi
dell’utile, poi del comodo, poi si preoccupa del piacere, poi del
lusso e alla fine impazzisce. Che vuol dire essere uomo? Basta avere
“l’ingombro del fallo” (come diceva Freud) o si diventa
‘uomini’ attraverso le scelte quotidiane di vita? E in base a
cosa scegliamo? Faccio un esempio chiedendo a te, lettore, di dare
una risposta. "Un
vagone ferroviario fuori controllo si sta dirigendo contro cinque
persone che verranno uccise se continua a procedere nell'attuale
direzione. L'unico modo per salvarle è premere un interruttore che
devierà il vagone verso un altro binario dove ucciderà una invece
che cinque persone. È appropriato per te deviare il vagone per
salvare cinque persone a spese di una?" Se hai risposto ‘sì’,
hai espresso un giudizio utilitaristico (fare il bene per il maggior
numero di persone), se hai risposto ‘no’, hai espresso un
giudizio deontologico (la morale non dipende dal risultato, ma dal
‘come’). Ti chiedo ora: prova a sostituire nell’esempio di
sopra la parola ‘persone’ con ‘animali’ e dimmi se la tua
risposta cambia. Se sì, allora tu consideri l’uomo un essere
superiore all’animale. L’idea viene dalla radice
giudaico-cristiana della creazione dell’uomo a immagine e
somiglianza di Dio; di contro la tradizione greca considerava l’uomo
un essere iscritto nella natura. Omero usa la parola ‘brotoi’
(che significa ‘destinati alla morte’) per dire di quell’essere
che sa che deve morire. Nell’antica Roma, quando un generale
rientrava vittorioso da una battaglia, c’era uno che gli sussurrava
nell’orecchio ‘ricordati che sei uomo’: la genialità di Troisi
mette insieme le due cose nel famoso ‘ricordati che devi morire!’.
A differenza degli altri animali l’uomo pensa alla morte, ne è
terrorizzato – dice Leopardi – e in quanto terrorizzato non gli
resta che sperare disperatamente nel cielo, cercando di essere sulla
terra “l’un l’altro amici”. Nessuna metafisica, la natura è
matrigna, la morte è dietro l’angolo: dobbiamo essere amici. Ecco,
chiuderei così quest’articolo, con l’immagine della mano. Che
per Anassagora è la ragione dell’intelligenza dell’uomo, per la
morale è un ‘dare aiuto’; per l’amore, la promessa di un
cammino insieme.
L'uomo
è capace di umanità, lo voglia o no.
Th.
Merton