giovedì 27 febbraio 2020

N. 81 - MARE


TERRAMARE

Se volessimo parlare della Penisola sorrentina dovremmo partire da questo: ci si accedeva dal mare. Terra di mare e tra due mari: Punta Campanella segnava lo spartiacque tra il golfo dell’antica Posidonia (Paestum) e quello di Cuma, la prima colonia della Magna Grecia. Quando le navi attraversavano lo stretto di fronte alle bocche di Capri, ammainavano le vele e versavano vino pregiato nelle acque, in onore di Atena, il cui tempio si dice occupasse l’estremità del promontorio che per questo i romani chiamavano ‘di Minerva’. Gli antichi raccontano che fu Ulisse ad edificarlo, subito dopo aver superato le Sirene le quali, disperate, si gettarono in mare: una di quelle si chiamava Partenope e finì con l’arenarsi lì dove oggi sorge Napoli. Che la religiosità della Penisola sorrentina abbia conservato quell’antico legame col mare lo testimoniano le tante feste religiose che fanno tuttora della traversata sull’acqua un momento della celebrazione: è così a Crapolla, alla Lobra, a Puolo, a Sorrento, a Piano di Sorrento, tanto per citarne alcune. Il mare come banco di prova. Pittaco, uno dei sette sapienti, diceva che ad essere degna di fiducia è la terra, non “l’infido mare”. Boccaccio mette insieme tutto e nella novella VI della giornata V, parla di Ischia, di Procida e della Minerva, inscenandovi l’industria di Gianni per salvare la sua bella Restituta. L’industria umana, cioè la capacità dell’uomo sveglio di fronteggiare le situazioni e trarne profitto, diventerà in Machiavelli virtù del principe, la sua capacità di fronteggiare le ‘tempestates’ della vita. Non si tratta di ‘prevedere’, ma di risolvere: un po’ alla McGyver, per intenderci. Ai poeti il mare ricorda l’infinito e per questo Flaubert scrive che “fa venire grandi pensieri” e a Leopardi “il naufragar m’è dolce”. Agli amanti il mare ricorda un immenso e duraturo presente, e per questo ci si bacia al tramonto, anelando l’eterno. Solo ai politici il mare rimane un punto interrogativo: certi lo vedono come acqua da attraversare, altri come confine. Sapete che pensava Roma? Che il mare (il Mediterraneo, cioè) era ‘terra’ perché anche lì aveva effetto la legge di Roma: è questa la radice del diritto internazionale. Misurate questo pensiero allo sguardo del ‘vostro’ politico contemporaneo: sì, viene da piangere.

L'anima del mare | sente tutto.        
Alberto Casiraghi