TERRAMARE
Se
volessimo parlare della Penisola sorrentina dovremmo partire da questo: ci si
accedeva dal mare. Terra di mare e tra due mari: Punta Campanella segnava lo
spartiacque tra il golfo dell’antica Posidonia (Paestum) e quello di Cuma, la
prima colonia della Magna Grecia. Quando le navi attraversavano lo stretto di
fronte alle bocche di Capri, ammainavano le vele e versavano vino pregiato
nelle acque, in onore di Atena, il cui tempio si dice occupasse l’estremità del
promontorio che per questo i romani chiamavano ‘di Minerva’. Gli antichi
raccontano che fu Ulisse ad edificarlo, subito dopo aver superato le Sirene le
quali, disperate, si gettarono in mare: una di quelle si chiamava Partenope e
finì con l’arenarsi lì dove oggi sorge Napoli. Che la religiosità della
Penisola sorrentina abbia conservato quell’antico legame col mare lo testimoniano
le tante feste religiose che fanno tuttora della traversata sull’acqua un
momento della celebrazione: è così a Crapolla, alla Lobra, a Puolo, a Sorrento,
a Piano di Sorrento, tanto per citarne alcune. Il mare come banco di prova.
Pittaco, uno dei sette sapienti, diceva che ad essere degna di fiducia è la
terra, non “l’infido mare”. Boccaccio mette insieme tutto e nella novella VI
della giornata V, parla di Ischia, di Procida e della Minerva, inscenandovi l’industria
di Gianni per salvare la sua bella Restituta. L’industria umana, cioè la
capacità dell’uomo sveglio di fronteggiare le situazioni e trarne profitto,
diventerà in Machiavelli virtù del principe, la sua capacità di fronteggiare le
‘tempestates’ della vita. Non si tratta di ‘prevedere’, ma di risolvere: un po’
alla McGyver, per intenderci. Ai poeti il mare ricorda l’infinito e per questo Flaubert
scrive che “fa venire grandi pensieri” e a Leopardi “il naufragar m’è dolce”. Agli
amanti il mare ricorda un immenso e duraturo presente, e per questo ci si bacia
al tramonto, anelando l’eterno. Solo ai politici il mare rimane un punto
interrogativo: certi lo vedono come acqua da attraversare, altri come confine.
Sapete che pensava Roma? Che il mare (il Mediterraneo, cioè) era ‘terra’ perché
anche lì aveva effetto la legge di Roma: è questa la radice del diritto
internazionale. Misurate questo pensiero allo sguardo del ‘vostro’ politico
contemporaneo: sì, viene da piangere.
L'anima del mare | sente tutto.
Alberto Casiraghi
Alberto Casiraghi