L'IDEA È TUTTO.
C'è chi va in cerca dell'idea geniale, quella che gli risolve la vita intera; e chi ha un'idea fissa, che è come un'ossessione, qualcosa di cui non riesce a liberarsi.
C'è poi l'idealista, l'ideologo, l'idealizzato, insomma un sacco di cose con sfumature diverse. Ci dicono spesso che non è più il tempo delle ideologie, che oggi si è molto opportunisti, che oggi si pensa solo al denaro e al tornaconto personale. In genere chi parla così sta discutendo di politica ed ha più di 50 anni. Eppure sia i giovani che gli adulti under 50 conoscono almeno queste tre cose: Giovanni Falcone, il Gladiatore e Tommaso Moro. Forse ho esagerato, ma provate a seguirmi lo stesso. Il 23 maggio tutte le bacheche su facebook si riempiono della frase del magistrato ucciso dalla mafia: "gli uomini passano, le idee restano". Un modo per dichiararsi, anche se la stragrande maggioranza di quelli che la pubblicano ignorano completamente quali idee aveva Falcone e con quali proposte di legge aveva tentato di tradurle in atto. Sì, perché l'idea ha forza solo se si traduce in atto: almeno così la pensava Marx che, contro i filosofi da strapazzo, invocava il lavoro degli uomini e il ruolo delle masse. Altri tempi, si direbbe oggi. Ma mica tanto, sapete? In effetti la citazione di Marx troverebbe conferma nelle ultime parole di Lucilla pronunciate nel Colosseo di celluloide, ai piedi del generale Massimo Decimo Meridio: "Roma vale la vita di un uomo giusto? Noi lo credevamo una volta. Fa' in modo che possiamo crederlo ancora". In effetti si sta parlando di un'idea e del darsi da fare per tradurre in atto quell'idea. L'idea viene dalla tradizione, guarda anche il passato, un modo di intendere le cose che non ci suona più bene. Per noi l'idea guarda avanti, al futuro. L'idea permette di risolvere un problema di oggi: viene sempre dopo, come la famosa nottola di Minerva. Già nel Rinascimento le cose non erano così: idea è qualcosa che è legato al passato (Leon Battista Alberti studia i classici antichi e realizza la facciata di Santa Maria Novella a Firenze) ma è anche qualcosa che legato al futuro, qualcosa verso cui tendere. L'idea diviene 'l'ideale' e Tommaso Moro nel 1516 scrive Utopia, un'immaginaria isola-regno abitata da una società ideale.
Già Platone, un millennio prima, ci aveva provato, non per prendere in giro (come Moro) la società a lui contemporanea, ma proprio per sostituirla con una nuova. Platone dell'idea aveva fatto il fulcro di tutta la sua filosofia la quale, riassunta, suona più o meno così: il mondo che vediamo è fatto su modello delle idee; le idee sono tra loro in rapporti matematici. Traduciamo ancora meglio. Il film Matrix ci fa vedere un mondo che è solo un'illusione creata dalle macchine; Galileo ci dice che il mondo è scritto in caratteri matematici. Che voglio dire con questo? Niente, non ho più spazio per continuare, solo che sarebbe una buona idea aprire qualche libro, specie in questo periodo.
Le grandi persone parlano di idee, le mediocri di cose, e le semplici di vino.
Fran Lebowitz
C'è chi va in cerca dell'idea geniale, quella che gli risolve la vita intera; e chi ha un'idea fissa, che è come un'ossessione, qualcosa di cui non riesce a liberarsi.
C'è poi l'idealista, l'ideologo, l'idealizzato, insomma un sacco di cose con sfumature diverse. Ci dicono spesso che non è più il tempo delle ideologie, che oggi si è molto opportunisti, che oggi si pensa solo al denaro e al tornaconto personale. In genere chi parla così sta discutendo di politica ed ha più di 50 anni. Eppure sia i giovani che gli adulti under 50 conoscono almeno queste tre cose: Giovanni Falcone, il Gladiatore e Tommaso Moro. Forse ho esagerato, ma provate a seguirmi lo stesso. Il 23 maggio tutte le bacheche su facebook si riempiono della frase del magistrato ucciso dalla mafia: "gli uomini passano, le idee restano". Un modo per dichiararsi, anche se la stragrande maggioranza di quelli che la pubblicano ignorano completamente quali idee aveva Falcone e con quali proposte di legge aveva tentato di tradurle in atto. Sì, perché l'idea ha forza solo se si traduce in atto: almeno così la pensava Marx che, contro i filosofi da strapazzo, invocava il lavoro degli uomini e il ruolo delle masse. Altri tempi, si direbbe oggi. Ma mica tanto, sapete? In effetti la citazione di Marx troverebbe conferma nelle ultime parole di Lucilla pronunciate nel Colosseo di celluloide, ai piedi del generale Massimo Decimo Meridio: "Roma vale la vita di un uomo giusto? Noi lo credevamo una volta. Fa' in modo che possiamo crederlo ancora". In effetti si sta parlando di un'idea e del darsi da fare per tradurre in atto quell'idea. L'idea viene dalla tradizione, guarda anche il passato, un modo di intendere le cose che non ci suona più bene. Per noi l'idea guarda avanti, al futuro. L'idea permette di risolvere un problema di oggi: viene sempre dopo, come la famosa nottola di Minerva. Già nel Rinascimento le cose non erano così: idea è qualcosa che è legato al passato (Leon Battista Alberti studia i classici antichi e realizza la facciata di Santa Maria Novella a Firenze) ma è anche qualcosa che legato al futuro, qualcosa verso cui tendere. L'idea diviene 'l'ideale' e Tommaso Moro nel 1516 scrive Utopia, un'immaginaria isola-regno abitata da una società ideale.
Già Platone, un millennio prima, ci aveva provato, non per prendere in giro (come Moro) la società a lui contemporanea, ma proprio per sostituirla con una nuova. Platone dell'idea aveva fatto il fulcro di tutta la sua filosofia la quale, riassunta, suona più o meno così: il mondo che vediamo è fatto su modello delle idee; le idee sono tra loro in rapporti matematici. Traduciamo ancora meglio. Il film Matrix ci fa vedere un mondo che è solo un'illusione creata dalle macchine; Galileo ci dice che il mondo è scritto in caratteri matematici. Che voglio dire con questo? Niente, non ho più spazio per continuare, solo che sarebbe una buona idea aprire qualche libro, specie in questo periodo.
Le grandi persone parlano di idee, le mediocri di cose, e le semplici di vino.
Fran Lebowitz