Nell'Archivio Storico napoletano (1885, fascicolo II) sono pubblicate alcune relazioni sul terremoto dei dicembre 1456. Tra queste v'è quella di Antonio da Trezzo, ambasciatore milanese che scrive al suo signore Francesco Sforza, in data 6, 22 e 28 dicembre.
"Sabato passato de nocte, circa le due hore, venendo la domenica, fo qua el magiore terremoto che mai persona se recorda havere audito nè veduto: el quale durò per tanto spatio de hora quanto se dicesse una volta e meza lo in principio erat verbum. Sonno ruynate molte et molte case per tuta questa cità, et in talle modo ruynate che hanno chiuse molte vie, per le quale non se pò passare. Et niuna o bene poche case sonno che siano in parte ruynate o le mura aperte. Se trovoro morte circa cento persone, e tra l'altri fu trovato morto nel lecto uno doctore chiamato messer Leoneto cum la moglie abrazati insieme, che se crede che per terrore fossero congiunti ad quello modo.
La torre de castello Sancto heremo è caduta et apertose le mura, et morti persone octo. Li casamenti de Castel Capuano sonno guasti per forma che non se pò habitare: fore del quale a furia se partete quella nocte la Ill.ma Madama duchessa cum li figlioli et tuta la famiglia per modo che non intende più ritornarli; et me ha dicto la Sign.ria sua che così perculosamente stavano le case che dubita perirono qualche persone: se mandarà a cavare la roba sua.
Hogi andai cum la Signoria sua par vedere la casa de la Incoronata, ne la quale sua Signoria se voleva redure ad habitare et havemo trovato che ha le mura et le volte tute aperte et minaciare ruyna in modo che senza fermarseli, rtornassemo fora ben presto. La chiesa de San Zohanne maiore è in tuto ruynata: et così una grande parte de lo arcivescovato: Sancto Domenico ha havuto tanta ruyna che cum Xmila ducati non se aconciarà. Sancto Augustino, Sancto Lorenzo, Sancto Pedro martire, Sanca Clara, Sancto Severino et molte altre chiese hanno recevuto grandissimo damno. Et è in tanto tremore questa cità, che la mazore parte sonno alogiate fuora alla foresta, nè altro se vede se non sbombrare la terra che è una compassione et tremore a vederlo: et chi è stato in la cità non sè asecurato de metersi a lecto.
Ad Popoli, Benafrio, Capua, Aversa, Benevento, Salerno et in molte altre cità et castelle è similmente facto grande damno et maxime Benevento. Et in quest'hora è venuto novella che a Fogia, dove era la Majestà è facto gramde damno. Se sentirò le cose più particulare ne avisarò V. Signoria.
A messer Jacomo Carbone che haveva uno castello chiamato Padule verso Benevento è ruynato dicto castello et fra l'altri a luy sonno morti tri figlioli".
22 dicembre.
"Scrisse a dì passati, come in queste parte era stato grandissimo terremoto, et che in questa terra havea facto grande damno. Depoi in qua, più sè cognosciuto el damno de questa Cità essere stato magiore, perché tanto è stata la conquassatione de le case, che de le cento, credo ne siano apontilate XX et più perché minacciavano ruyna, adeo che pericolosamente se va per la terra. Dapoi chel terremoto grande fu, quasi ogni nocte sè sentito, et chiaro questa nocte passata: ma non de talle natura che habia facto ruynare una casa. El damno stato per lo paese non se poria scrivere, tanto è stato terribile et grande: pur de quelle terre che hanno havuto damno, de la quale ho potuto havere vera notitia, ne mando il nome in scripto, come per la inclusa cedula V. Signoria potrà vedere. Che se ne le terre del dominio vostro non è stato simile terremoto, laudaria facessivo fare processione per ringratiare et laudare el nostro Signore Dio che non ve habia mandato tanto flagello quanto che ha facto de qua".
14 gennaio 1466.
Lettera di Ippolita Sforza, figlia di Francesco, sposa di Alfonso d'Aragona, che scrive a sua madre Bianca Visconti.
"Ill.ma princeps et Ex.ma domina mea et mater metuendissima. A XIIII dì del presente mese che fo martedì, ad hore VIIII et tre quarti, de la nocte seguente è stato a Napoli et a Capua et a tutti li lochi circostanti el terremoto per spatio de uno miserere, el quale nè de case nè de persone, non ha facto damno alcuno, ma ha facto grandissima paura a tutti li popoli, per el male receuto al altra volta. Et bene sia certa V. Sig.ria che io non so stata senza, avisandola chel mio Ill.mo Consorte era andato a Nola, a provare certi soi falconi, et già haveva ordenato meco de non tornare quella nocte. Onde me trovai a dormire sola et vegghiare al hora del terremoto, siché la paura che io ho hauta, Dio el sà, el quale sia benedecto et regratiato de ogni cosa. Similmente dico de li altri mei. Io mandato per messer Francesco Corazolo me ne descese de le mie camere fine appresso el cortile, et qui stetti fino ad hora de messa, Et incontinente mandai a Nola, a vedere che era del mio Ill.mo Consorte, et così lui mandò a vedere me, et poi comenzando da Baldo mandai per tutti li miei. Et intesi che per la gratia de Dio non haveva facto danno in alcuno loco. Poi facto el giorno lo Arcevescovo andò per la cità con una devota et grandissima processione. Et a XXI hora tornato el mio Signore siamo andati ad habitare in una casetta del giardino, ove staremo securissimi, benché spero in Dio non ritornerà più. Ho etiam scritta una lettera de mia propria mano ala Maestà del Sign. Re per sapere come ella stà, et se in quelle parte de Puglia è stato simile affanno. Non haveria dato questo affanno a V. Sign.ria ma temeva che altri non glie ne avesasse altramente, et però glie ho scritta la pura verità. Avisandola che etiam in questa paura sono state mille risa. Me recomando semper a V. Ill.ma Sign.ria.
Ex Castro Capuano diue XV Jannarij 1466".