giovedì 26 marzo 2020

N. 83 - POLITICA

IN CAMMINO

Antistene ce l'aveva con Platone. Pure sulla visione politica i due non andavano d'accordo: Platone diceva che i governanti devono essere illuminati, devono sapere che cos'è il bene e devono metterlo in pratica; Antistene controbatteva dicendo che un ragionamento del genere va bene nella scelta dei ranghi dell'esercito, laddove preferiamo i migliori e scartiamo i peggiori, ma nelle cose della politica non bisogna scartare neanche i malvagi. Da loro arriviamo ai giorni nostri: da una parte l'art. 54 della nostra Costituzione, dove leggiamo che chi è chiamato a ricoprire ruoli pubblici ha il dovere di adempierle con "disciplina e onore"; dall'altra il sentire comune, espresso lucidamente da Indro Montanelli: "la politica, la gente perbene, non la fa". Vien facile far di tutta l'erba un fascio, ma se vogliamo schiarirci la mente dobbiamo partire dal distinguere 'il contestare i politici' dal 'contestare la politica'. Contestare i politici è un diritto-dovere dei cittadini di una democrazia: è nell'interesse della democrazia far in modo che la minoranza abbia il potere di richiamare l'operato della maggioranza affinché dia risposte concrete e fattive ai bisogni del popolo. La Costituzione, cioè la struttura portante della vita democratica di un popolo libero, garantisce proprio questo, garantisce la minoranza (politica) e dunque le minoranze (che costituiscono il popolo). Si capisce allora il pensiero di Alcide De Gasperi ("politica vuol dire realizzare") e quello di Benedetto Croce ("il politico onesto è il politico capace"). Dopo Tangentopoli gli attacchi sono passati dai politici alla politica in senso lato. Per chi sta in cima alla piramide sociale la politica è vista come legittimazione dell'establishment; per gli altri, una casta, con i suoi privilegi e il suo tornaconto personale. Piercamillo Davigo così ha sintetizzato: "i politici italiani non hanno smesso di rubare; hanno smesso di vergognarsi". Dobbiamo arrenderci a questo? Io dico di no. L'uomo è un 'animale politico' diceva Aristotele e ripeteva Dante. Insomma, se anche fossimo rimasti nel Paradiso terrestre, ci saremmo organizzati in 'parti'. Perciò è fuffa credere che la politica non ci riguarda. Poiché la vita umana è vita in comunità, per la reale tutela della gente ordinaria, della gente onesta e lavoratrice, dobbiamo alzare la guardia e assicurarci tutti che sia sempre garantito un attimo di pubblica discussione. Il Presidente Einaudi lo diceva meglio: "un governo forte, un governo che sa volere [...] deve inchinarsi a chi non è nulla, ascoltare la sua voce".