Pare che una ricerca sia giunta alla conclusione che 3 sono gli oggetti essenziali nella vita moderna: le chiavi, i soldi e il cellulare.
Sia il cellulare che i soldi presuppongono la chiave: il pin è la chiave per accedere al telefono, i soldi sono la chiave che apre qualsiasi porta (diceva Moliere e ripetono i giovani). Se oggi si pensa che la quantità dei soldi (e dunque del lusso che ti puoi permettere) misuri la tua identità, dall'altra i nostri nonni pensavano la ricchezza in termini di 'case', come gli etruschi in termini di 'vacche'. Al pari della toga virile ai tempi di Roma, ricevere le chiavi di casa sanciva un passaggio da un'età all'altra, poiché ci rendeva degni di fiducia; comprare una casa, pagare il necessario per rilevare la proprietà che era stata di qualcun altro, era poi la prova provata del valore individuale. Più prosaicamente questo meccanismo si adattava anche in altri contesti, come nelle faccende d'amore. Essendo la donna una proprietà dell'uomo (le cose non sono tanto cambiate, ahinoi, a guardare le statistiche sui femminicidi!) la chiave serviva a proteggerne la castità, così come, all'opposto, riuscire a sedurre la donna 'di un altro' era (ed è) per il Casanova di ogni tempo, un'affermazione narcisistica di potenza. Cosa che Freud ci ha spiegato riguardare anche la donna. E infatti Tasso rappresenta la bellissima Armida che avanza quasi nuda tra i soldati del campo cristiano perché in fondo sa che un bel viso è la chiave che apre molte porte chiuse. In effetti la chiave diventa un simbolo potentissimo in amore: l'anima gemella ha le chiavi per le nostre serrature interiori, riuscendo solo lei ad arrivare lì dove nessun altro è mai riuscito e mai riuscirà. I più giovani ci credono fin quando mettono alla prova la presunta anima gemella chiedendo il pin per accedere al cellulare: game over. Oggi che su Internet ci propinano "la chiave del successo" in tutte le salse, oggi che il mondo della scuola ha sposato la formazione 'passpartout', rischiamo di perdere l'umanità che è fatta invece di viti storte, chiavi sbagliate e serrature difettose. Stiamo per rinunciare definitivamente alla fatica di trovare quella chiave particolare che ci permette di capire le cose del mondo o che ci permetta di non fraintenderci a vicenda. Lo si faceva traducendo un testo, dovendo trovare la chiave interpretativa del brano partendo dai molteplici significati di ogni parola; lo si faceva viaggiando, dovendo scartare tutto ciò che in un paese straniero può offendere o offenderci. L'umanità ha sempre avuto a che fare con il trovare una chiave capace di render conto dell'assenza, sia essa la morte o un addio. Del resto, vi è mai capitato di trovare in fondo ad un cassetto una chiave vecchia, di cui non sapevate niente? Tutto quel fascino svanisce non appena si scopre che cosa apre.

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