RICORDIAMOCI DEL FUTURO
Col futuro l'uomo ha sempre avuto un rapporto ambivalente: essendo qualcosa di mutabile, lo ha immaginato della stessa incertezza di un lancio di monetina che può dare sia testa che croce, può portare sia cose buone che brutte. All'opposto del futuro c'è il passato, fisso lì, dimenticabile sì, ma assolutamente privo di incertezza. Del resto lasciamo a Dio l'operare sia sul futuro che sul passato, poiché solo Lui è onnisciente delle cose che avverranno e di quelle che sono già avvenute. In realtà un Santo dell'Alto Medioevo, Pier Damiani, andava dicendo che la potenza di Dio è tale che potrebbe anche cambiare il passato, ma per questo articolo vorrei passare oltre e invitarvi a pensare al fatto saliente, che è stato il cristianesimo a cambiare l'idea di tempo. I greci avevano un'idea circolare del tempo, la natura è ciclica e dunque anche per l'uomo c'è un tempo di primavera, uno di estate, uno d'autunno e d'inverno. Il cristianesimo invece porta l'idea di un tempo lineare: si viene dalla caduta (a causa del peccato originale), si vive in vista del futuro, poiché solo nel futuro avverrà il Giudizio universale e dunque la possibilità di ritornare a Dio. Insomma, il futuro per i cristiani è il tempo del senso stesso della vita. Dal Rinascimento al 'sogno americano' ci hanno fatto credere che il futuro è nelle nostre mani, ma i giovani di oggi non ci credono più. Il futuro per loro non è più una promessa ma una minaccia. I giovani hanno perso il futuro dentro di loro, non si fidano più, per questo si confinano nel presente, sono disposti a tutto pur di vivere "un giorno da leoni" e stavolgono il 'carpe diem' che in realtà non ha nulla di eroico piuttosto è un invito "a cogliere il frutto della giornata senza farti fregare dalle illusioni per il futuro". Se i vecchi guardano solo al passato credendolo un tempo migliore del presente, gli adulti si danno alla retorica "dei bambini ai quali appartiene il futuro" e contemporaneamente operano per fregarglielo: non resta ai più giovani che tentare la rivoluzione. E infatti le giovanissime Greta, Malala, Alexandra Ocasio Cortez sono scese in campo. Del resto Giovanna d'Arco aveva 16 anni quando guidava la rivolta francese contro gli inglesi, Raffaello ne aveva 26 quando Papa Giulio II della Rovere gli commissiona di affrescare le Stanze della Signatura, Ippolito Nievo ne aveva compiuti appena 30 quando naufragò di fronte a Capri con tutti i documenti dell'impresa dei Mille. Che possiamo imparare da tutto questo? Che per far vivere il futuro c'è bisogno di un sogno: non dimentichiamolo mai.
Il modo migliore per predire il tuo futuro è crearlo.
- Abraham Lincoln -

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