sabato 29 agosto 2020

N.93 - RADICE


FARSI RADICE

Un amico russo non riusciva a capacitarsi del fatto che noi italiano mangiamo i nostri morti. Avendo un territorio così piccolo rispetto alle lande russe, inevitabilmente il nostro rapporto con i morti è diverso, è più vicino. Portiamo dentro radici più profonde, perché il passato da noi non è mai del tutto passato. Se il futuro è materia del cristianesimo, il passato lo è del mondo greco. In realtà è approssimativo affermare questo, ma rende bene l'idea: se il cristianesimo trova nel futuro il senso della vita (nella resurrezione del corpo) il mondo greco lo trovava nelle radici. Che erano una questione di 'gens', di genia, ma anche qualcosa che riguardava nell'intimo l'individuo, il suo personalissimo talento. Quando Ulisse non smette di piangere sulle spiagge di Ogigia, desiderando di rivedere il fumo dei camignoli al largo di Ithaca, vuole tornare alle sue radici, alla sua casa, al suo letto che non a caso è scolpito nelle radici di un albero d'olivo. Al centro della casa di Ulisse, nel cuore del suo regno c'è una radice: è questo il perno attorno a cui ruota tutta l'Odissea. Tant'è vero che il libro si apre con Telemaco, il figlio di Ulisse, il quale va in cerca del padre, ossia va in cerca delle sue radici. Non c'è nulla di sentimentale, la ricerca del padre da parte di Telemaco non presuppone una scoperta o una riconciliazione, bensì il dovere di un erede, e dunque il dovere di un adulto. Si diventa grandi insomma quando si va in cerca delle proprie radici. S.Agostino diceva che le radici dell'uomo sono in cielo e per questo noi non dobbiamo dimenticare che su questa terra siamo pellegrini, diretti a ritornare in patria dal Padre. Il Santo leggeva Platone che a sua volta intendeva l'uomo come un albero capovolto, un albero celeste con le radici "lassù". Ritornare e ricordare sono allora sinonimi, come sa ogni viaggiatore che ritorna nel paese natio. Del resto nella nostra lingua possiamo usare l'espressione "radice di una cosa" per dire l'origine, l'essenza, la verità ultima di quella cosa. Così in Dante leggiamo dell'avarizia come della radice di ogni male, in Cervantes dell'invidia; ascoltiamo Madre Teresa di Calcutta dire che è invece l'egoismo e Bob Marley che lo sono i soldi. Per quanto Papa Paolo VI dicesse che il cuore è la radice di ogni bene e di ogni male, la storia ci ha insegnato che dimenticare le proprie radici fa male, sempre e comunque, a se stessi e alla comunità. Avrete capito dove voglio andare a parare perciò senza che vada oltre ricordo che tra individuo e paese c'è sempre un rapporto forte: ne avete prova leggendo le poesie di Ungaretti o qualche pagina di Cesare Pavese dove forte è lo slancio di tagliare le radici come quello di farsi poi altrove 'terra e paese'. 

Le radici profonde non gelano. - Tolkien -

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