domenica 28 febbraio 2021

N. 105 - SOGNO

 Coi sogni non si scherza.

“Figlioli, questa notte ho sognato di essere una farfalla: ora io non so se ero allora un uomo che sognava d'essere farfalla, o se sono ora una farfalla che sogna di essere uomo”: è una storia che sembra un non-sense, ma non è così, è il germe da cui nascono due film hollywoodiani campioni d’incasso, Matrix e Inception. Nel primo la realtà è una finzione, nel secondo i sogni sono la porta attraverso cui condizionare la parte conscia. Il mondo dei sogni sta ‘al di là’ della ragione, diceva Platone; che però tra il mondo di qua e quello di là ci sia un confine sottile, ce lo dicono i medievali. Le visioni del mondo dell’aldilà sono al confine tra mistica, teologia e letteratura. Prima di Dante il frate minore Giacomino da Verona (seconda metà del XIII secolo) aveva scritto due poemetti (La Gerusalemme celeste e Babilonia, città infernale) i cui titoli sono più che espliciti e che partono da un sogno. Ci sono altri due libri interessanti: la visione di un monaco di nome Alberigo, di Montecassino, che vede il mondo dell’aldilà mentre è a letto per una febbre fortissima; e quella di Maometto che ci va mentre è a letto ed è svegliato dall’angelo Gabriele. Possiamo riassumere dicendo che il sogno porta sempre un messaggio: questo lo sa bene Giuseppe che riceve proprio in sogno l’ordine di partire e mettere in salvo Maria e il Bambino. Perciò ogni sogno si deve interpretare, come raccomanda il Talmud, perché non è detto che il messaggio sia solo per noi, forse è destinato all’umanità intera, come può essere l’ ‘I have a dream’ di Martin Luther King. Sarà un caso, ma Freud fa del sogno la porta per entrare nell’inconscio individuale, Jung ci parla dell’inconscio collettivo. I sogni non li comandiamo, non rispettano le leggi dello spazio e del tempo, né quelli della ragione, per questo gli antichi dicevano che  hanno origine divina. Quando il sogno diventa ‘il sonno della ragione’, allora ci troviamo ad un bivio: possono portare ad incubi reali, per questo Primo Levi  ci dice che sognare nell’Inferno di Auschwitz è la sofferenza più acuta; oppure ad una delle tradizioni napoletane per eccellenza, la smorfia, che traduce il mondo degli avvenimenti quotidiani (sognati o vissuti) in corrispondenze numeriche. Eduardo de Filippo porta sia il lotto che il sogno in scena e in ‘Non ti pago!’ ci parla di una delle tradizioni napoletane per eccellenza: giocare al lotto i numeri sognati. Spirito del defunto, mondo dell’aldilà, sogno, numeri, lotto sono gli ingredienti di quella speranza del tutto napoletana di avere una possibilità di uscire dalla miseria, altrimenti negata. Tutto questo mondo di ‘cose al limite’ ce lo portiamo ancora dentro quando chiediamo ingenuamente a qualcuno ‘tu che sogno hai?’; gli stiamo chiedendo infatti dove sta andando e soprattutto perché. La più bella massima che cito quasi sempre nelle mie conferenze pubbliche rivolte ai ragazzi è quella di Modigliani e calza proprio a pennello: “il tuo unico dovere è salvare i tuoi sogni”. Da che cosa? mi chiedono sempre i ragazzi più svegli. Dalla mediocrità, rispondo io.

Cammina leggera perché stai camminando sui miei sogni. (William Butler Yeats)

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