venerdì 22 dicembre 2023

Caravaggio - La Natività tra i pastori

Questa che vedete in foto è la più dolente e malinconica natività mai concepita: è una natività della miseria. A dipingerla un uomo che, macchiatosi di omicidio, è scappato dalle carceri di Malta e si trova a Messina. Un uomo tormentato, ricercato, in fuga, senza famiglia e senza casa.
Al centro della scena c'è Maria, anche lei in fuga, anche lei senza casa, anche lei sola.
è ancora stanca del parto, ha il volto chinato sul suo bambino che sta dormendo: quell'abbraccio li chiude e li separa dagli uomini che stanno lì a guardarli. Sono dei mendicanti più che pastori; tra loro c'è anche Giuseppe. Tutti insieme, sulla scena, si presentano disposti a forma di croce. Lì dove si celebra la nuova vita, insomma, si annuncia già la morte. Il divino non si manifesta: non c'è la stella cometa, non c'è il tripudio degli angeli, non c'è la felicità della buona novella. Tutto è  chiuso in un'intimità che resta celata a noi, come forse pure al pensieroso S. Giuseppe. A dire il sacro è la solitudine, l'abbandono (sottolineata dal paniere con gli attrezzi del mestiere), la povertà (in una stalla dalle assi divelte).
Quando S. Francesco d'Assisi scrive di Maria la chiama "palazzo, tabernacolo, casa" di Dio; al palazzo (che dice il potere del proprietario) affianca il tabernacolo (delle cose sacre) e l'intimità della casa. Che è innanzitutto la nostra intimità.
Ecco, che questo Natale sappia di quel posticino dentro di voi dove siete semplicemente bambini. Sarà pure più facile ricordare poi che ogni bambino ha diritto a una grande gioia. 

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