giovedì 25 aprile 2024

Torquato Tasso. 25 Aprile 2024 a Sorrento.

 Marzo 1944. L'avv. Lelio Cappiello, il fondatore dell'istituto Torquato Tasso e sindaco di Sorrento, è affranto perché il IV centenario della nascita di Torquato Tasso cade in un periodo che non permette manifestazioni solenni. Ma aggiunge: "forse però non è senza significato che tale ricorrenza si sia affacciata mentre le armi eroiche della libertà combattono per la liberazione d'Italia". Suggerisce così il parallelo tra la crociata liberatrice del Santo Sepolcro e la nuova crociata liberatrice dell'Italia, in guerra e sotto l'oppressione fascista. Conclude il suo intervento con un auspicio: che quando arriverà la pace il Paese possa ritrovare i suoi poeti, i suoi artisti, i suoi eroi. 

In effetti è un 25 aprile, ma del 1895, che alle 10:00 del mattino, dopo il discorso del Comm. F.S.Gargiulo, si scoprì la lapide che tuttora è possibile leggere sulla facciata dell'hotel Tramontano, lì dove era l'ingresso nella casa che affittò Bernardo Tasso da Marino Mastrogiudice. Il testo riportato sulla lapide, scritto da B.Capasso, assicura: anche se il passare del tempo ha devastato la casa natale del Tasso, "non poté, né potrà mai per volger di secoli tanta gloriosa memoria cancellare".

Sorrento e Torquato restano legati: nel sonetto 130 dell'edizione Capurro Tasso ricorda dove nacque: "Se n'acqui fra soavi e dolci odori D'un bel monte fiorito, in verde piano"; la prima bozza della Gerusalemme (manoscritto vaticano n.908) riporta in chiaro il nome della città: "E quei che la Sirena in sen nudrio...nel bel Sorrento e i pesci in rete accolse". De resto Capaccio, nel suo Forastiero, assicura che il poeta, suo amico, stando a Napoli, gli disse "che se in alcun modo il suo ingegno trascendea e massime nelle delizie della Muse, tutto gli parea ereditato dall'amenissimo cielo di Sorrento".  

Ma chi era Torquato Tasso? Chi fu quel poeta che a 13 anni prometteva già grandi cose? Ecco, innanzitutto un ragazzo precoce. Secondo il Manso, il piccolo Torquato iniziò la sua istruzione a Napoli a tre anni con il maestro Giovanni d'Angeluzzo sotto la cui guida tanto insperatamente proseguì che il padre lo iscrisse alle scuole pubbliche dei Gesuiti a 4 anni.  E Torquato si mostrò così ardente per lo studio che più volte la madre dovette mandarlo dal maestro prima di giorno, con i doppieri accesi per vedere la strada. A vent'anni è già famoso per aver scritto un poema su Rinaldo; quando arriva a Ferrara, alla corte d'Este, è una stella della poesia. 

Che cosa ci insegna Tasso? Innanzitutto tutte le inquadrature cinematrografiche, il campo lungo, il primo piano, la soggettiva: insomma, prima di Spilberg c'è Manzoni, ma prima di Manzoni c'è stato Tasso. Poi che la letteratura ha un fine politico ('Cataneo') che infatti nella Gerusalemme si esplica con la visione di uno Stato perfetto, cristiano e cattolico; e contro la moda del tempo, quella dei cavalieri e delle magie, si batte per una poesia ancorata a un dato storico (in questo caso la ripresa del ‘sepolcro di Cristo’); nei Discorsi sul poema eroico ribadisce che il poeta deve infatti imitare le cose «com'elle sono, o come possibili o com'è fama ch'elle siano» ed è per questo che nella riscrittura della Liberata, ossia nella Gerusalemme Conquistata, interviene modificando i nomi dei personaggi e affidandosi a una topografia meno approssimativa e fantastica. Eppure al centro resta l'uomo: così nel Mondo creato, la sua ultima opera, gli appelli morali sono rivolti all’uomo tout court, senza distinzione, che è creatura di Dio perché porta impresso nella sua figura «il simulacro de la divina bellezza nel teatro del mondo». 

Furono le invidie dei cortigiani, certe sue leggerezze e ingenuità, certi intrighi di corte insieme a sfacciati tradimenti che lo condurranno in disgrazia: il suo poema eroico, la Gerusalemme liberata, viene stampato a sua insaputa, il rapporto intimo con Leonora d’Este è fonte di maldicenze, le sue parziali ammissioni all’Inquisizione danno forza alle malelingue. Tra questo periodo e la decisione del duca di rinchiuderlo nell’ospedale di S.Anna per «delle pazzie fatte» v’è la fuga a Sorrento. 

Nell'ultima sua lettera, datata Aprile 1595, indirizzata all'amico Antonio Costantini, il Nostro è un uomo provato: "Non è più tempo ch'io parli della mia ostinata fortuna, per non dire della ingratitudine del Mondo, la quale ha pur voluto aver la vittoria di condurmi alla sepoltura mendico, quando io pensavo che quella gloria che, malgrado di chi non vuole, avrà questo secolo dai miei scritti, non fosse per lasciarmi in alcun modo senza guiderdone!" Le ultime parole sono durissime: contrapponendo il mondo dell'aldilà a quello della vita, nomina la carità che lì è "non finta ma verace". 

Da morto Tasso riceve gli onori che non ebbe in vita: l'Atto di morte conservato nel Convento di S.Onofrio riporta che la salma viene vestita con toga romana e il capo coronato di alloro. 


A Torquato Tasso
lo scior vò un inno
Al più gentil degli Itali poeti.
....la sventura
Sovra il suo capo si posò. La via
Dio gli segnò fra i triboli e le' spine,
..... Fra cotanti affanni
Ah, çhi cortese lo sorresse, e pio
La man gli stese nel crudel viaggio?
..... Oh, sola amica
La Dea del canto gli sorrise, in tanta
Ombra crescente di sventura; e pia
Gittò talvolta un fiòr mesto, ma caro
Nel suo cammino. Ed ella stessa, è fama
nello squallido carcere scendesse,
Racconsolando il travagliàto spirto
Coll 'armonia dei numeri divini.

Goffredo Mameli (1845)

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