giovedì 22 gennaio 2026

Robert Grosseteste - De artibus liberalibus

Robert Grosseteste
De artibus liberalibus

Nelle opere umane l’errore e l’imperfezione si insinuano per una triplice causa: perché la mente è ottenebrata dall’ignoranza; perché il suo affetto si arresta al di qua del dovuto, oppure procede oltre per immoderazione; e perché le virtù motrici del corpo hanno strumenti deboli e imperfetti a causa della corruzione della carne. — Nell’opera nella quale dunque iniziano l’errore e l’imperfezione è necessario un governo e un aiuto, mediante i quali l’errore sia purificato e il difetto sia colmato.

Nelle opere umane, infatti, le purgazioni dell’errore e le conduzioni alla perfezione sono le sette arti, che sole, tra le parti della filosofia, per questo sono giudicate degne del nome di arti: perché il loro effetto proprio è correggere le operazioni umane e condurle alla perfezione. — Le opere che sono in nostro potere, infatti, consistono tutte o nell’aspetto della mente, o nel suo affetto, o nei movimenti dei corpi, o negli affetti di tali movimenti. L’aspetto, dapprima, vede; in secondo luogo verifica ciò che è stato visto o conosciuto; e quando le cose così verificate risultano, presso la mente o l’aspetto, convenienti oppure nocive, l’affetto anela ad abbracciare le convenienti, oppure si ritrae in se stesso per fuggire le nocive.

La grammatica informa rettamente l’aspetto. La logica giudica senza errore quale sia ciò che è stato rettamente informato. Affinché l’affetto, riguardo a ciò che è stato giudicato quale sia, lo fugga o lo desideri con moderazione, la retorica persuade.

L’ufficio della grammatica, infatti, è comprendere rettamente e, enunciando rettamente ciò che è stato rettamente compreso, formarlo rettamente presso un altro. L’ufficio della logica, invece, è giudicare e discutere, secondo la sua tripartita ragione, quale sia ciò che è stato rettamente formato nell’intelletto. La retorica poi, sebbene il suo ufficio consista nel trarre argomenti di prova dai luoghi dialettici e dai propri, ciò che soprattutto intende è muovere l’affetto. Ed è in suo potere destare gli affetti e gli animi torpidi, moderare quelli sfrenati, animare i timidi, mitigare i feroci. — Questa infatti è la verga di Mercurio, che con una estremità infonde il sonno a coloro che vegliano senza riposo, e la veglia ai sonnacchiosi; questa è la cetra di Orfeo, alla cui modulazione seguono le rocce e gli alberi, e al cui dolce ascolto vi è pace tra il lupo e l’agnello, il cane e la lepre, e il cucciolo e il leone. — Queste tre virtù, dunque, rettificano l’aspetto e l’affetto della mente e li conducono alla perfezione.

Quando invece consideriamo non ciò che viene prodotto mediante i movimenti corporei, ma nei movimenti stessi la moderazione, la musica è la moderatrice. Essa infatti, come affermò Macrobio, è una concordanza che si trova nelle proporzioni dei movimenti. — Le proporzioni dei movimenti, poi, si considerano secondo la duplice divisibilità del movimento. Il movimento infatti è divisibile secondo la divisibilità del tempo; e secondo questa divisibilità un movimento è detto doppio rispetto a un altro che è misurato da un tempo doppio, come anche la sillaba lunga è doppia rispetto alla breve. Il movimento è inoltre divisibile e proporzionale secondo la proporzionalità e la divisibilità dello spazio: così un movimento è detto doppio rispetto a un altro che, nello stesso tempo, percorre uno spazio doppio.

Cinque sono dunque le proporzioni, delle quali tre appartengono alle minime dei moltiplici e due alle massime delle superparticolari; poiché esse si collocano tra le massime e le minime divisioni del movimento secondo la lentezza, o la velocità, o secondo entrambe. Queste non producono mai nei movimenti una perfetta moderazione. Con ciò intendo i movimenti della locuzione, che, sebbene siano prodotti dal movimento, non si ritiene debbano essere separati dalla natura del movimento stesso. Infatti, quando il corpo è colpito violentemente, le parti colpite e costrette si allontanano dalla loro posizione naturale. La virtù naturale, inclinandole verso la posizione naturale, per il medesimo impulso naturale le fa oltrepassare con forza i limiti dovuti; esse di nuovo escono dalla posizione naturale e, superandola per una sola inclinazione naturale, ritornano, e in questo modo si genera un tremore nelle minutissime parti del corpo colpito, finché infine l’inclinazione naturale non le spinga più oltre la posizione dovuta. — In questo tremore e movimento locale delle parti mosse è necessario che, quando ciascuna parte passa per la sua posizione naturale, il suo diametro longitudinale sia al termine della sua diminuzione e i diametri trasversali siano al termine della loro massima estensione. — Quando poi hanno oltrepassato la posizione naturale, il diametro longitudinale si estende e i trasversali si contraggono, finché giungano al termine del loro movimento locale; e allora i diametri trasversali saranno al termine della loro diminuzione e i longitudinali al termine della loro massima estensione. Poi, quando ritornano, l’estensione e la contrazione dei diametri avverranno per la via opposta. Questa estensione e contrazione, che penetra nella profondità della materia e soprattutto in ciò che nel corpo è aereo e sottile, la intendo come sonora. E poiché tra qualunque movimenti contrari vi è una quiete intermedia, è necessario che il suono, per quanto piccolo e udibile, non sia continuo, ma interrotto e numerato, sebbene ciò non venga percepito.

Poiché dunque con le stesse proporzioni con cui sono temperati i suoni e i movimenti degli altri corpi si tempera la modulazione della voce umana e delle gesticolazioni del corpo umano, alla speculazione della musica è sottoposta non solo l’armonia della voce e della gesticolazione umana, ma anche quella degli strumenti e di tutte le cose la cui delectazione consiste nel movimento o nel suono, e insieme a queste l’armonia delle cose celesti e non celesti. — E poiché dai movimenti celesti derivano la concordanza dei tempi, la composizione e l’armonia del mondo inferiore e di tutte le cose composte dai quattro elementi, ed è necessario che l’armonia delle cause efficienti si ritrovi negli effetti, la speculazione della musica si estende fino a conoscere le proporzioni dei tempi e la costituzione degli elementi del mondo inferiore, e anche la composizione di tutti gli elementi.

E poiché al suono numerato o misto che risuona corrisponde un numero nel suo procedere verso l’udito, e poiché il suono scorre nell’orecchio, l’anima esercita un numero nell’aria comune edificata negli orecchi; e, esercitato questo numero, esso incontra il numero sonante e percepisce il numero che suona. — Da qui poi, procedendo nella memoria e cessando all’esterno, esso è riposto tutto insieme nel senso e tutto insieme nella memoria. Da qui, in tutta l’anima si dispone un certo numero; e, disposto questo numero, l’anima, mediante il numero che è ormai tutto nella memoria, gode del numero sonante senza il giudizio della ragione, se è consonante, oppure ne è offesa, se è dissonante. Questo numero, poiché procura delectazione o il contrario, è convenientemente chiamato sensuale. Infine l’anima applica i numeri giudiziali, mediante i quali discerne le cose rimanenti.

Poiché, dico, così avviene nei numeri sonanti, la speculazione della musica si estende a conoscere l’armonia non solo nei numeri sonanti o corporei, ma anche in quelli procedenti e incontranti, in quelli memorabili, sensibili e giudiziali.

Quando poi, mediante i nostri movimenti, intendiamo qualcosa oltre i movimenti stessi, o dividiamo cose congiunte, o congiungiamo cose divise, o attribuiamo ordine, o posizione, o estraiamo figure, nel configurare tali cose è chiaro che l’aritmetica e la geometria sono rettificatrici. — Tuttavia alcune cose non le disponiamo senza errore, se non sia stato previamente conosciuto l’assetto del mondo; e alcune nostre opere non risultano in alcun modo ordinate, se non sono misurate secondo determinati spazi di tempo. Per questo alle tre predette si è aggiunta l’astronomia, che insegna a riconoscere l’assetto del mondo e lo spazio dei tempi mediante i movimenti degli astri.

Poiché dunque vi sono opere che appartengono soltanto alla natura, opere soltanto nostre, e opere che sono insieme nostre e della natura, e poiché solo queste parti della filosofia di cui si è detto riguardano le opere nostre e anche quelle che sono insieme della natura e nostre, in quanto rettificano e perfezionano ciò che è nostro, e poiché la definizione o disposizione dell’arte è che essa sia la regola della nostra operazione, a buon diritto soltanto queste sono chiamate con il nome di arti.

Queste sette sono ministre della filosofia naturale e morale: infatti la grammatica e la logica, poiché possiedono il discorso retto, possiedono anche la prova retta; è manifesto dunque che forniscono una prova vera.

La scienza morale insegna inoltre che cosa si debba desiderare e che cosa si debba fuggire. — La retorica, invece, muove il concupiscibile al desiderio o l’irascibile alla fuga. Perciò la scienza morale vuole essere insegnata e conosciuta con l’ornamento retorico, affinché ne derivi la formazione dei costumi. Le altre, invece, rifuggono l’ornamento, poiché in esse si cerca soltanto l’ordine della verità.

Il ministero della musica nella filosofia naturale non è meno utile che nell’arte di guarire, poiché ogni malattia si cura sia mediante l’ordinamento degli spiriti sia mediante la temperanza; e chiunque è curato per ordinamento o temperanza degli spiriti è guarito mediante modulazioni e suoni musicali, come credono anche i filosofi. Essi dicono inoltre che ferite e sordità possono essere curate con modulazioni musicali. Poiché infatti l’anima segue il corpo nelle sue passioni e il corpo segue l’anima nelle sue azioni, quando il corpo patisce l’anima trae in sé, dai numeri sonanti, numeri proporzionati secondo la proporzione dei numeri sonanti, e muove gli spiriti secondo le medesime proporzioni numeriche. — È dunque sapiente colui che conosce la debita proporzione del corpo umano segnato, e con quali proporzioni avvengono le concordie degli elementi, delle parti umide, degli spiriti principali e dell’anima con il corpo; e che conosce le stesse proporzioni realizzate nei numeri sonanti, affinché, come procedenti e incontranti, fluiscano nell’anima e, dalla incommensurazione, tutte le cose ritornino alla propria commensurazione; colui che conosce anche in qual modo gli spiriti si dilatino nella gioia, in qual modo si contraggano nella tristezza, in qual modo si agitino nell’ira, in qual modo negli animosi, scoperti sopra se stessi, si spingano ed eccitino, in qual modo nei timidi rifuggano se stessi, in qual modo nei miti si calmino in una certa tranquillità, e che sappia trarre suoni proporzionati dagli strumenti musicali, potrà facilmente mutare, in chi vorrà, gli affetti dell’animo.

Del ministero dell’astronomia la filosofia naturale ha più bisogno che delle altre: infatti non vi è, o è rara, un’operazione che sia insieme della natura e nostra — come la piantagione dei vegetali, la trasmutazione dei minerali, la cura delle malattie — che possa essere sottratta all’ufficio dell’astronomia. La natura inferiore infatti non agisce se non quando la virtù celeste la muove e la conduce dalla potenza all’atto. — La luna è poi colei che congiunge le virtù celesti al mondo inferiore. Perciò, quando nell’ora della piantagione la luna è accresciuta di luce nel quarto orientale o nel mezzo del cielo, considerata dalle fortune, dalle quali applica in basso la virtù, allora, nella forza della sua operazione, muoverà con vigore il calore vitale nella pianta, ne accelererà e rafforzerà l’accrescimento e la fruttificazione. Se invece in quella stessa ora vi sarà l’aspetto di Saturno, muoverà nella pianta un freddo che impedisce o distrugge. Se invece vi sarà l’aspetto di Marte, muoverà un calore bruciante che impedisce o consuma; e la pianta avrà lento accrescimento o fruttificazione scarsa, oppure appassirà del tutto.

Nella preparazione poi della pietra mediante la quale si compie la trasmutazione dei metalli, non è meno necessaria l’elezione delle ore. Tutti i metalli infatti, secondo l’intenzione della natura, avrebbero dovuto essere oro; e non differiscono dall’oro se non come l’imperfetto dal perfetto. — Quando infatti la virtù del sole muove il fumo solforoso puro, mescolandolo con l’argento vivo, e lo cuoce con una cottura temperata, si produce l’oro. — Quando invece il calore del sole è accompagnato dalla freddezza della luna, così che la predetta cottura sia tenue, nasce l’argento. — Se invece al calore del sole si mescola la freddezza di Saturno, poiché esso è terrestre, il fumo solforoso è mosso con impurità terrestre e si mescola con l’argento vivo puro e viene cotto con cottura tenue: nasce il piombo. — Se al calore del sole si mescolano il calore e l’umidità di Giove, il fumo solforoso è mosso nella sua penetrazione e si mescola con l’argento vivo puro, ma a causa dell’umidità di Giove la cottura è tenue e nasce lo stagno. — Quando poi al calore del sole si aggiungono il calore eccessivo e la secchezza di Marte, lo zolfo grossolano con l’argento vivo grossolano è cotto in eccesso e se ne estrae il ferro. — Il calore di Venere, poi, con il calore del sole cuoce, come detto sopra, con una cottura più che temperata, ma tuttavia minore di quella prodotta dal lavaggio di Marte. — La virtù di Mercurio invece, mescolando il fumo solforoso con acqua vischiosa, rende l’argento vivo. — Le altre sostanze poi non differiscono dall’oro se non per l’impurità della materia e la disuguaglianza della complessione. Perciò trasmutarle significa detergere le impurità e, purificate, applicare una sostanza assimilata al sole nella virtù e nell’operazione, la quale stessa le riconduce dall’ineguaglianza. — Questa sostanza non si prepara in qualunque ora, ma quando il sole è nell’esaltazione della Bilancia, lontano dall’aspetto dei malefici; poiché allora è nella sua forza e trae nella materia di tale sostanza una virtù a sé assimilata, che non può condurre dalla potenza all’atto se non in determinate ore.



Anche nelle malattie è efficace l’elezione delle ore, poiché, se questa è trascurata e la malattia viene curata, ciò è più opera della fortuna che dell’arte. La medicina infatti è strumento o coadiutrice della natura affinché espella la malattia: non è la medicina a guarire, ma la natura, aiutata dalla medicina. Perciò occorre considerare in quali ore la natura, che languisce, è mossa dalla virtù celeste, affinché il medico non operi con errore; e in quali ore la natura è mossa, anzi governata, dalla virtù celeste; e in quali essa muove la natura debolmente e in quali fortemente; e secondo queste diverse modalità del movimento della natura, governata dalla virtù celeste, si deve osservare, quanto alla forza, alla durata e alla quantità, la preparazione della medicina.


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In operibus humanis triplici de causa ingerit se error et imperfectio: quia mens obtenebratur per ignorantiam et quia eius affectus citra debitum sistit, uel ultra progreditur per immoderantiam et quia uirtutes motiuae corporis instrumenta debilia sunt et imperfecta per carnis corruptelam. -- In quo autem opere incipit error et imperfectio, necessarium est regimen et adiutorium, quibus purgetur error et suppleatur defectus.

In humanis uero operibus erroris purgationes et ad perfectionem deductiones sunt artes septenae, quae solae inter partes philosophiae ideo censentur artis nomine, quia earum est tantum effectus operationes humanas corrigendo ad perfectionem ducere. -- Opera enim nostrae potestatis aut in mentis aspectu, aut in eiusdem affectu, aut in corporum motibus, aut eorumdem motuum affectibus omnia consistunt. Aspectus uero primo aspicit; secundo aspecta siue cognita uerificat et cum uerificata fuerint apud mentem seu aspectum conuenientia seu nociua, inhiat affectus ad amplexandum couenientia, uel in se ipsum retrahit, ut fugiat nociua.

Aspectum grammatica recte informat. Recte informatum quale sit logica sine errore diiudicat. Ut iudicatum quale sit moderate fugiat affectus uel appetat, rhetorica persuadet.

Officium namque grammaticae est recte intelligere et recte intellecta recte enuntiando apud alterum recte formare. Officium uero logicae est, quod recte formatum est in intellectu, secundum tripartitam rationem sui quale sit iudicare et discutare. Rhetorica uero, licet eius officium sit ex dialecticis et propriis locis argumenta probationis elicere, quod maxime intendit, est affectum mouere. Estque in eius potestate, affectum animosque torpentes excitare, effrenos modificare, timidos anìmare, truces mitigare. -- Haec est enim uirga Mercurialis, cuius uno capite uigilantibus somnum relictis ingerit, somnolentis uigilantiam, haec Orphei cythara, cuius modulationem saxa sequuntur et arbores et eius audita dulcedine pax est lupo cum agno, cani cum lepore, et catulo cum leone. -- Mentis ergo aspectum et affectum hae tres uirtutes rectificant et ad perfectionem perducunt.

Cum autem attendimus non ad illud, quod efficitur per motus corporeos, sed in ipsis motibus moderationem, modifìcatrix est musica. Haec enim, ut asseruit Macrobius motuum proportionibus reperitur concordantia. -- Proportiones uero motuum secundum duplicem motus diuisibilitatem considerantur. Est enim motus diuisibilis diuisibilitate temporis et secundum hanc diuisibilitatem dicitur motus duplus ad alium, qui duplo mensuratur tempore, sicut etiam syllaba longa respectu breuis dupla est; et motus diuisíbilis et proportionalis proportionalitate et diuisibilitate spatii: sicque motus dicitur duplus ad motum, qui in eodem tempore duplum pertransit spatium.

Quinque ergo sunt proportiones, quarum tres sunt minime multiplicium et duae maxime superparticularium: quia haec sunt inter maximas et minimas diuisiones in motu secundum tarditatem, uel uelocitatem, uel secundum utramque. Haec numquam praestant in motibus perfectum moderamen. Hinc motus locutionum intelligo, quae licet a motu efficiatur, a natura motus non censetur seiungenda. Cum enim corpus uiolenter percutitur, partes percussae et constrictae a situ naturali secedunt. Quas uirtus naturalis ad situm naturalem inclinans fortiter metas debitas facit transscendere ipso impulsu naturali; iterum a situ naturali egrediuntur et de una inclinatione naturali situm transgredientes reuertuntur generaturque hoc modo tremor in minutissimis partibus percussi corporis, donec tandem inclinatio naturalis non ultra situm debitum eas impellat. -- In hoc autem tremore et motu locali partium motarum necesse est, cum quaelibet pars per situm sibi naturalem transeat, eius diametrum longitudinalem esse in termino suae diminutionis et diametri transuersales erunt in termino suae maiorationis. --- Cum autem transierunt situm naturalem, diameter longitudinalis extenditur et transuersales contrahuntur, donec perueniant ad terminum motus sui localis; eruntque tunc diametri transuersales in termino suae diminutionis et longitudinales in termino suae maiorationis. Deinde, cum redierit, erit extensio et contractio diametrorum uia conuersa. Hanc autem extensionem et contractionem ingredientem profunditatem materiae et praecipue id, quod est aëreum subtile in corpore, sonatiuum esse intelligo. Cumque inter quoslibet motus contrarios sit quies media, necesse est, sonum quantumcumque paruum audibilem non esse continuum, sed interruptum et numerosum, licet hoc non percipiatur.

Cum itaque eisdem proportionibus humanae uocis et gesticulationibus humani corporis modulatio temperetur, quibus soni et motus corporum reliquorum, speculationi musicae subiacet non solum harmonia humanae uocis et gesticulationis, sed etiam instrumentorum et eorum, quorum delectatio in motu siue in sono consistit et cum his harmonia coelestium siue noncoelestium. -- Et cum a motibus coelestibus sit concordantia temporum et compositio et harmonia mundi inferioris et rerum omnium compositarum ex quatuor elementis necesseque sit harmoniam efficientium in effectis reperire et extendit se speculatio musicae, ut proportiones temporum et elementorum mundi inferioris constitutionem cognoscat et etiam omnium elementorum compositionem.

Et quia sono numeroso siue mixto sonanti correspondet numerus in progressione ad auditum, cumque sonus auri illabitur, exercet anima numerum in aëre generali in auribus aedificato, quo numero exercito numero sonanti occurrit et ipsum sentit numerum sonantem. -- Exindeque progrediens in memoriam, [desinens]que extra et in sensu totus simul et in memoria totus simul reponitur. Exinde in tota anima aptatur numerus quidam, quo aptato cum numero, qui extra iam desinit per ipsum numerum, qui iam totus est in memoria, delectatur anima absque rationis iudicio in numero sonantis, si sit consonus, aut offenditur, si sit dissonus. Qui numerus, cum sit praestans delectationem, aut contrarium, sensualis congrue nominatur. Tandem adhibet anima numeros iudiciales, quibus de reliquis discernit.

Cum inquam ita sit in numeris sonantibus, protendit se musica speculatio ut harmoniam cognoscat, non solum in numeris sonantibus seu corporalibus, sed etiam in progressoribus et occursoribus, recordabilibus, sensibilibus et iudicialibus.

Cum autem per motus nostros praeter ipsos motus aliquid intendamus, aut coniuncta diuidimus, aut diuisa coniungimus, aut ordinem, aut situm damus, aut figuras extrahimus. In his configurandis arithmeticam et geometriam constat esse rectificantes. -- Quibusdam tamen rebus non damus absque errore, nisi praecognito mundi situ; et quaedam opera nostra non exstant usquam ordinata, nisi certis temporum spaciis fuerint mensurata. Propter hoc praedictis tribus accessit astronomia, mundi situm et spacium temporum motibus astrorum docens dignoscere.

Cum igitur sint opera quaedam naturae tantum, quaedam nostra tantum, quaedam uero nostra et naturae, et hae solae philosophiae partes, quae dicta sunt tantum opera nostra et etiam opera naturae et nostra, in quantum quae nostra sunt rectificent et perficiant, et artis sit diffinitio seu dispositio, quod sit regula nostrae operationis, merito hae solae artis uocabulo nuncupantur.

Hae septem naturalis et moralis sunt ministrae: nam grammatica et logica cum habeant sermonem rectum, habent probationem rectam: manifestum est, quod probationem ueram ministrant.

Moralis scientia etiam, quid appetendum, quid fugiendum est, edocet. -- Rhetorica uero mouet concupiscibilem ad appetendum, uel irascibilem ad fugiendum. Quapropter moralis scientia cum ornatu rhetorico uult doceri et sciri, ut proueniat morum informatio. Reliquae uero ornatum repudiant, in quibus quaeritur sola ueritatis ordinario.

Musicae ministerium in philosophia naturali non minus utile, quam ad medendum, cum omnis aegritudo et in ordinatione spirituum et in temperantia curatur et omnis etiam, qui per ordinationem p. 5| aut spirituum temperantiam curatur, musicis sanatur modulationibus et sonis, ut etiam credunt philosophi. Et dicunt etiam uulneribus et surdidati musicis modulationibus posse mederi: Cum enim anima sequatur corpus in suis passionibus et corpus sequatur animam in suis actionibus, corpore patiente ex numeris sonantibus extrahit anima in se numeros proportionatos secundum proportionem numerorum sonantium, mouetque spiritus ipse easdem numerorum proportiones. -- Sapiens igitur est, qui corporis humani signati nouit debitam proportionem et quibus proportionibus fiunt elementorum et humidarum partium principalium spirituum et animae cum corpore concordiae et easdem proportiones in numeris sonantibus effectas ut progressores et occursores animae illabantur et ex incommensuratione omnia redeunt ad propriam commensurationem; qui nouit etiam, qualiter spiritus dilatantur in gaudio, qualiter in tristitia contrahantur, qualiter circumferantur in ira, qualiter in animosis super seipsis innudando [? ] sese impellunt et excitant, qualiter in timidis sese fugiant, qualiter in mitibus sese quadam tranquillitate sedant et proportionatos sonos in musicis instrumentis, qui sciat educere, facile poterit, in quos uoluerit affectus animi permutare.

Astronomiae ministerio plus ceteris eget philosophia naturalis: nulla enim aut rara est operatio, quae naturae sit et nostra, utpote uegetabilium plantatio, mineralium transmutatio, aegritudinum curatio, quae possit ab astronomiae officio excusari. Non enim agit natura inferior, nisi cum eam mouet et de potentia in actum dirigit uirtus coelestis. --- Luna autem est, quae uirtutes coelestes mundo coniungit inferiori. Quapropter cum in hora plantationis fuerit luna aucta lumine in quarta orientali seu medio coeli a fortunis [? ] respecta, quarum uirtutem applicet inferius, quia tunc in fortitudine operationis suae calorem uitalem in plantam fortiter mouebit, accelerabitque ac confortabit crementum eius et fructificationem. Si uero fuerit in eadem hora respectus Saturni, mouebit in plantam frigus impediens uel destruens. Si uero fuerit respectus Martis, mouebit calorem urentem impedientem uel coquentem eritque planta tardi crementi uel fructificationis modicae, uel penitus marcescit. 

In praeparatione uero lapidis, quo metallorum fit transmutatio, non minus necessaria est horarum electio. Omnia enim metalla de intentione naturae aurum esse debuerunt: nec differunt ab auro, nisi sicut imperfectum a perfecto. -- Cum enim uirtus solis mouet fumum sulfureum mundum commiscens illum cum argento uiuo et decoquit ipsum decoctione temperata, fit aurum. -- Cum uero calore solis complectitur frigiditas lunae, ita quod parua sit praedictorum decoctio, nascitur argentum. -- Sed si calori solis commisceatur frigiditas Saturni, quia ipse est terreus, mouetur fumus sulphureus cum immunditia terrestri et commiscetur cum argento uiuo (et) mundo et decoquitur decoctione parua, nascitur plumbum. -- Si autem calori solis commisceatur calor et humiditas Jouis, mouetur fumus sulphureum ingressione sua et commiscetur cum argento uiuo (et) mundo, sed propter humidi tatem Jouis parua fit decoctio et oritur stagnum. -- Cum autem calori solis admiscetur calor superfluus et siccitas Martis, sulphur grossum cum argento uiuo grosso, superflue excoquitur et ferrum estrahitur. -- Calor autem Veneris cum calore solis proxime dicta decoquens plus decoctione temperata, minus tamen quam sit decoctio excussa per Martis lotionem excutit. -- Virtus uero Mercurii cum aqua uiscosa fumum sulphureum commiscens uiuum efficit argentum. -- Reliqua uero ab auro non differunt, nisi secundum immunditiam materiae ant complexionis inaequalitatem. Quapropter transmutare ista est immunditias abstergere et mundificatis substantiam apponere assimilatam soli in uirtute et operatione, quae ipsa reducit ab inaequalitate. -- Haec substantia non qualibetcumque hora praeparatur, sed cum fuerit sol in exaltatione librae ab aspectu malorum; quae tunc est in fortitudine et extrahit in materia huius(modi) substantia uirtutem sibi assimilatam, quam non potest nisi in certis horis de potentia ad actum producere.

In morbis iterum ualet horarum electio, quia, si hac postposita morbus curatur, magis est fortunae, quam artis. Medicina enim est instrumentum uel coadiutrix naturae, ut morbum expellat: nec sanat medicina sed natura per medicinam adiuta. Quapropter oportet considerare, quibus horis natura, quae languet, a uirtute coelesti mouetur, ne medicus operetur cum errore; et in quibus horis a uirtute coelesti natura mouetur immo regitur, et in quibus naturam mouet debiliter et in quibus fortiter et secundum has diuersitates motionis naturae a uirtute coelesti eam regente obseruanda est in uirtute et duratione et quantitate praeparatio medicinae.

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